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Pievi romaniche

Le colline dell’astigiano custodiscono, ancora intatte, antiche pievi romaniche. Centro della vita religiosa e sociale dei piccoli borghi, furono costruite dalle autorità ecclesiastiche per evangelizzare un territorio abitato in prevalenza da popolazioni celtiche o pagane. L’abbandono delle pievi, lasciate nel più profondo degrado per secoli, ha mantenuto immutate molte caratteristiche tipiche dell’architettura romanica: un viaggio alla ricerca di queste antiche testimonianze è un buon modo per scoprire il fascino di queste terre.

Partiamo da Roccaverano, nell’estremo sud della provincia: la chiesa di San Giovanni, costruita intorno all’anno Mille, sorge isolata su una collinetta a due chilometri dal centro abitato ed è famosa per gli affreschi quattrocenteschi di scuola ligure-monregalese. L’interno, a una sola navata decorata con motivi a stella, risale molto probabilmente al XIX secolo, con la sola eccezione del presbiterio, realizzata intorno al XIV. Sulla parete di fondo sono raffigurati, ad affresco, i dodici apostoli, otto in finte nicchie e gli altri quattro a coppie ai lati. Sulle pareti si susseguono otto pannelli raffiguranti le storie di San Giovanni Battista, patrono della chiesa. Anche la volta è affrescata con scorci di vita di Santi.

Il viaggio continua verso nord: passando per Bubbio e Canelli, si giunge a Calamandrana dove, su un dolce pendio, sorge la pieve di San Giovanni delle Conche, nota per aver visto riunirsi nel 1203 i Consoli del Consorzio dell’Aquisgrana per stipulare l’atto di dedizione al comune di Alessandria. Nel Settecento vi si celebrava la messa una volta l’anno in occasione della festa patronale, usanza che si è mantenuta fino ai giorni nostri.

Da Calamandrana si prosegue per Nizza Monferrato e quindi per Rocchetta Tanaro. Qui, a poca distanza dal centro, si trova la bella pieve romanica di Santa Maria di Flexio, dal nome dello scomparso villaggio di cui si hanno notizie fin dal 985 d.C. In seguito all’abbandono del piccolo borgo, la cappella campestre rimase un centro di culto popolare – sollecitato da antiche leggende – e mantenne il favore dei personaggi illustri della zona che continuarono a omaggiarla con sostanziosi lasciti.

Rocca d’Arazzo si trova uno dei gioielli del romanico astigiano: la pieve di Santo Stefano e Santa Libera. La chiesa, completamente nascosta dalla selva, sorge su una collina che domina la vallata del Tanaro: nelle belle giornate il paesaggio che si può godere da questa altura è incantevole e spazia da Asti e le colline del Monferrato fino all’arco alpino, con le vette del Monviso e del Monte Rosa.

Ai margini del centro abitato di Portacomaro, sulla strada che porta a Scurzolengo, sorge la pieve di San Pietro. edificata verso la fine dell’undicesimo secolo, fu la prima parrocchiale del paese e rimase tale anche dopo l’edificazione di chiese più grandi.

Da Portacomaro si giunge a Castell’Alfero, paesino dominato dall’omonimo castello, elegante residenza barocca, oggi sede del consiglio comunale. Nei dintorni del paese si trova la chiesetta dedicata alla Madonna della Neve. Suggestiva e isolata, è una delle chiese più particolari dell’astigiano: il campanile, unico nel suo genere – di rado si incontrano campanili romanici a forma circolare – è a fasce irregolari di pietra arenaria che interrompono il laterizio, mentre nella cella campanaria in mattoni si aprono quattro grandi finestre rettangolari.

Settime sorge la pieve di San Nicolao, detta “San Nicolao al cimitero”. La facciata è molto sobria e presenta la tipica struttura a capanna, ma la parte degna di maggior nota è l’abside, che presenta sul retro un’ammirevole costruzione, un susseguirsi di archetti pensili e mezze colonnine e capitelli con decorazioni vegetali e motivi antropomorfi.

Da Settime passando per Monale e Baldichieri si arriva a Tigliole, dove si può ammirare la splendida chiesa romanica di San Lorenzo, ultima tappa di questo circuito: risalente all’XI secolo, presenta una pianta rettangolare che culmina in un abside semicircolare. La porta d’ingresso è circondata da due colonnine con capitelli che sorreggono un arco romano in laterizio, mentre all’interno la navata è divisa in tre campate coperte da volte a crociera fatte in mattoni.


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