Pievi e abbazie

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Il viaggio tra le antiche pievi romaniche dell’astigiano può nascondere grandi sorprese: l’imponente abbazia di Vezzolano chiude il circuito dedicato alle chiese medievali.

Partiamo dalla splendida chiesa romanica di San Lorenzo a Tigliole: risalente all’XI secolo, presenta una pianta rettangolare che culmina in un abside semicircolare. La porta d’ingresso è circondata da due colonnine con capitelli che sorreggono un arco romano in laterizio, mentre all’interno la navata è divisa in tre campate coperte da volte a crociera fatte in mattoni.

Da qui si prosegue per Settime, dove sorge la pieve di San Nicolao, detta “San Nicolao al cimitero”. La facciata è molto sobria e presenta la tipica struttura a capanna, ma la parte degna di maggior nota è l’abside, che presenta sul retro un’ammirevole costruzione, un susseguirsi di archetti pensili e mezze colonnine e capitelli con decorazioni vegetali e motivi antropomorfi.

Tappa successiva è Montechiaro d’Asti, con la pieve di San Nazario e Celso. Raggiungibile solamente a piedi, è l’emblema del romanico nel territorio dell’astigiano: abbandonata in seguito a carestie e guerre, conserva perfettamente inalterata l’architettura originale.
La chiesetta, immersa nel verde, colpisce per la sua particolare forma: un minuscolo edificio con a fianco un altissimo campanile a base quadrata, il tutto a fasce di pietra candida e mattone rosso.

Da Montechiaro si prosegue per Montiglio dove, nel cimitero del paese, sorge la pieve di San Lorenzo. Qui ogni particolare è ricco di simbologia: l’entrata posta a ovest indica l’origine orientale della cristianità, a Gerusalemme. Il sud è il lato della vita, il nord – dove era posto l’ossario – quello della morte: la tradizione dice che i visitatori che escono dalla chiesa, per istinto, girino quasi sempre a sinistra o a sud, di rado svoltano a destra o verso nord.

Il viaggio continua lungo la strada che, passando per Cortanze e Piea, giunge a Cerreto, in borgata Casaglio, ove sorge la piccola chiesetta di Sant’Andrea. Isolata e perfettamente adagiata nella verde campagna, offre una splendida vista sul paesaggio e sulle colline circostanti. L’atmosfera che vi si respira ha un che di irreale, anche grazie alle rovine del vecchio monastero, ora trasformate in case rurali, che sembrano riportare indietro nel tempo.

Da Cerreto si giunge ad Aramengo dove si trova la magnifica chiesa di San Giorgio. Di particolare importanza l’abside, che possiede ancora tutte le caratteristiche romaniche originarie.

Ad Albugnano sorge la chiesa di San Pietro: la struttura è molto semplice, rettangolare con abside semicircolare, la copertura è a capriate con coppi a vista, la facciata è a capanna e la porta ha un arco a tutto sesto in pietra liscia, al di sopra del quale c’è un motivo in arenaria e cotto.

Da Albugnano si prosegue verso l’Abbazia di Vezzolano. Poco si sa dell’origine della chiesa e quasi tutte le storie relative alla sua costruzione sfociano nella leggenda. Suggestiva quella che lega l’edificazione dell’abbazia a Carlo Magno: si narra che l’imperatore, di ritorno dalla vittoriosa battaglia contro i Longobardi, si fosse recato a caccia in un bosco. Qui avrebbe assistito a un’orribile danza di scheletri, visione che gli avrebbe procurato un attacco di epilessia: guarito dalla Vergine Maria decise di far costruire un’abbazia nel luogo teatro del miracolo.
Un altro personaggio storico lega il suo nome all’abbazia: nel 1159 Federico Barbarossa la prese sotto la propria protezione e Vezzolano diventò una delle più ricche e celebri abbazie della zona. Di particolare bellezza è la facciata romanico-lombarda, realizzata in cotto e arenaria e movimentata da loggette cieche distribuite su tre ordini, con capitelli e statue. Dalla chiesa si entra nel chiostro ove spiccano i bellissimi capitelli, ognuno diverso dagli altri. Da notare il magnifico affresco raffigurante la visione degli scheletri di Carlo Magno.

Castelnuovo Don Bosco, paese natale di San Giovanni Bosco, spicca solitaria sulla cima di un colle completamente ricoperto da vigneti la chiesetta di Santa Maria di Cornareto.
Si prosegue con la visita alla pieve di Santa Maria in Raseto, testimonianza di un medioevo già passato e dimenticato. Oltre alla decorazione in cotto sull’abside e sulle pareti laterali, si contraddistingue per la presenza di una tettoia a protezione della porta di ingresso.
La terza tappa è la chiesa di Sant’Eusebio: a differenza di altri esempi di pievi romaniche, comodamente adagiate su alte cime, Sant’Eusebio è costruita a fondovalle al crocevia tra le strade per Albugnano e Moncucco.

La pieve di San Giorgio di Bagnasco a Montafia ha una struttura imponente se confrontata con le altre pievi dell’astigiano. Di puro gusto romanico, custodisce decorazioni pittoriche di grande rilievo: nel catino absidale centrale un san Giorgio del 1600 e, subito sotto, tra la monofora centrale e quella di sinistra, un Cristo nel Sepolcro.

Da Montafia si prosegue per Cortazzone dove, tra vigneti e boschi, sorge la Chiesa di San Secondo. Di particolare rilievo la facciata austera sulla quale si alternano blocchi di pietra e muratura in mattoni. L’interno è, se possibile, ancora più bello dell’esterno con i suoi capitelli e le sue colonnine: la parte degli absidi è ricca di elementi geometrici, soprattutto in quello centrale; si presenta a tre navate e divisa in cinque campate da colonne e pilastri che si alternano; i capitelli sono tutti diversi gli uni dagli altri.


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